Nella videoconferenza del 27 marzo u.s. organizzata da ALS sulla propria pagina facebook, è stato approfondito il tema dell’inclusione e di come l’emergenza sanitaria abbia coinvolto inevitabilmente il sistema scolastico. Hanno partecipato, in qualità di relatori, il prof. Dario Ianes, professore ordinario alla facoltà di scienze dell’educazione alla Libera Università di Bolzano e la Dirigente Laura Barbirato, psicologa dell’apprendimento e formatrice presso diversi Enti di formazione accreditati Miur. Il dialogo è stato coordinato dalla dott.ssa Cristina Petraroli, esperta di inclusione.

Il confronto ha riguardato in modo particolare il mondo degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali. Le recenti ricerche e i numerosi studi, a partire da quello presentato dall’ISTAT, hanno purtroppo evidenziato una situazione di grande difficoltà poiché, nonostante i numerosi sforzi fatti dalle scuole, molti alunni con disabilità sono risultati poco, o per nulla, coinvolti nella didattica a distanza (DAD). Si parla di un 23% (circa 70 mila alunni) che non hanno preso parte alla DAD. L’attenzione si è concentrata piuttosto sulle buone pratiche. Attraverso esempi concreti, sono state tracciate possibili strade per migliorare questa situazione, con uno sguardo proattivo che è andato oltre il contingente.

Si riportano i tratti salienti del confronto.

In particolare, cosa è stato fatto e cosa c’è ancora da fare affinché l’inclusione entri nella “normalità” del nostro fare scuola?

  • Facendo seguito alle numerose normative, che si sono susseguite in quest’ultimo anno, con indicazioni a volte poco chiare e contraddittorie, con l’art. 43 del DPCM del 2 Marzo è stata resa un po’ di giustizia agli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, poiché è stata data loro la possibilità di frequentare la scuola in presenza nel caso in cui la particolare condizione fosse un ostacolo alla praticabilità della DAD.
  • Con la Nota n. 662 del 12 Marzo del Ministero dell’Istruzione, così come suggerita dal sottosegretario Sasso, è stata data alle Istituzioni scolastiche la possibilità di non limitarsi a consentire la frequenza solo agli alunni e agli studenti in parola ma di valutare il coinvolgimento anche di altri alunni appartenenti alla stessa sezione o allo stesso gruppo classe, tramite il principio della rotazione e su base volontaria. In questo modo è stato reso effettivo il principio di inclusione evitando la presenza a scuola dei soli alunni con disabilità e dei loro insegnanti. Questa modalità organizzativa ha ribaltato completamente la situazione dello scorso anno dal momento che la possibilità di realizzare “cordate educative”, ovvero gruppi realmente eterogenei, al di là delle etichette diagnostiche, pone al centro dell’azione pedagogica gli alunni con bisogni educativi speciali e allo stesso tempo fornisce la possibilità di una didattica in presenza al resto del gruppo classe, a rotazione.
  • La Nota, inoltre, ha messo in evidenza il ruolo determinante del Dirigente Scolastico, che è il garante dell’offerta formativa progettata e deliberata dal Collegio dei docenti nel Piano per l’inclusione, il principale documento programmatico della scuola in materia, parte integrante del Piano triennale dell’offerta formativa d’istituto. Riporta la propria testimonianza la Dirigente Laura Barbirato che mette in evidenza i problemi ancora aperti  e i punti su cui lavorare. L’inclusione è un obiettivo mai raggiunto una volta per tutte, che va necessariamente coniugato ad ogni contingenza possibile. La presenza a scuola di gruppi di alunni deve coniugare il diritto dei più fragili a fruire di opportunità educative a loro misura, senza creare situazioni di esclusione e questo richiede un grande sforzo organizzativo da condividere con le famiglie, che devono dare la loro formale autorizzazione. Al cento di ogni azione deve dunque esserci quella corresponsabilità educativa di tutti i protagonisti (in primis tutti gli insegnanti, non solo quelli incaricati delle attività di sostegno) che rendono fattive e concrete le pratiche inclusive in una prospettiva dove l’inclusione sia una possibilità di crescita dell’intera comunità scolastica a partire dalle risorse coinvolte.
  • Si conclude con una riflessione sulle risorse del sostegno e in particolare sul fabbisogno degli insegnanti di sostegno che vede, attualmente, numerose cattedre scoperte. Nonostante siano più di 13 mila gli insegnati risultati idonei ma non vincitori alle selezioni del V ciclo del TFA, il numero degli insegnati specializzati è ancora insufficiente.  Un tema molto importante che merita riflessione e l’individuazione di soluzioni non legate soltanto al contingente.
  • Si denuncia la difficoltà dovuta ad un sistema di reclutamento che non riesce a dare risposte concrete al problema che purtroppo non ha ancora trovato soluzioni. Il prof. Dario Ianes, propone esempi concreti riportando il modello, sperimentato nelle scuole di Trento, del docente di sostegno inclusivo ovvero dell’insegnante specializzato per l’integrazione scolastica in un’ottica inclusiva. E’ un docente attento a: riconoscere TUTTE le differenze; a comprendere il funzionamento individuale in un’ottica bio-psico-sociale basato su ICF-Oms; costruire in modo sistematico gruppi eterogenei che contrastano la divisione degli alunni per livelli di abilità; collaborare con tutti gli insegnanti curriculari per arricchire le opportunità di apprendimento di tutti; curare e promuovere interventi educativi e didattici integrandoli nella normalità; attivare tutte le risorse interne ed esterne alla scuola per evitare ogni forma di discriminazione; attivare le risorse delle famiglie e della comunità circostante; ampliare il Piano educativo individualizzato in un progetto di vita; promuovere un utilizzo “MISTO” del sostegno. Esistono evidenze scientifiche che riportano la validità di questo modello e la sua applicabilità nel mondo della scuola.

Come Associazione riteniamo auspicabile:

  • una revisione del sistema di reclutamento del personale docente sia curricolare che di sostegno, anche se questa distinzione merita riflessione e approfondimento;
  •  la realizzazione di una evoluzione “radicale” del sostegno.

Abbiamo fatto dell’inclusione uno dei nostri cavalli di battaglia insieme al problema del precariato. In riferimento a quest’ultimo, abbiamo presentato una interessante proposta di Legge di iniziativa popolare sul reclutamento del personale docente. E’ attualmente presente in molti Comuni italiani dove è possibile recarsi per la firma di adesione.

Possiamo concludere dicendo a gran voce che l‘inclusione non è data dalla mera applicazione della norma. L’inclusione ha un valore molto più ampio che non riguarda solo la scuola e il curricolo scolastico. Riguarda tutta la vita. Se è vero che la scuola deve avere un valore proattivo è ancor più vero che si pone come mission inderogabile che non può più aspettare.

Cristina Petraroli