Docenti precari, scuola precaria e nuovo governo: che sia la volta buona.
Lo capiremo presto e la nostra bussola sono gli errori del passato, le presunte soluzioni, precarie esse stesse, che hanno fatto del precariato una questione di una complicatezza tale da perdere la correlazione causa effetto.
Questo incipit ci sembra necessario perché negli ultimi giorni leggiamo sinistri interventi dove si replicano parole già pronunciate 10 e 20 anni fa, sono sempre gli stessi personaggi e la loro voce da sirene ormai non incanta più.
Sia ben chiaro: i docenti precari vanno stabilizzati e subito. Si tratta di docenti che sono stati indispensabili per far funzionare la scuola eppure docenti dimenticati, docenti a cui il nostro sistema educativo non ha dedicato cura alcuna relegandoli ad uno stato di ombre in attesa che mortifica le persone e sminuisce il valore della professione.
Docenti che, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno ricercato e trovato i motivi di autovalutazione e li hanno interiorizzati come motivo guida dell’attività di docenti dimostrando, così e nonostante tutto, di essere ormai docenti a tutti gli effetti integrati nella comunità educante.
Ma nei discorsi di oggi (e degli ultimi 20 anni o forse più) manca un’analisi, manca una visione, manca un progetto.

A chi serve il continuo perpetrarsi del precariato?
Di certo non alla scuola, perché i docenti, insieme ai discenti, sono i principali attori nella relazione didattica-educativa e, allora, precario può essere un’aggettivazione per docenti solo se la scuola stessa è precaria.
La soluzione possibile, attivabile già dal prossimo anno scolastico, potrebbe essere quella indicata nel transitorio della nostra proposta di legge depositata in Cassazione a gennaio e presentata ad agosto in occasione degli Stati generali della scuola a Bari: fondere insieme l’anno di prova e l’attività formativa che consentirebbe, superato l’esame finale, il conseguimento dell’abilitazione e l’attribuzione del ruolo su tutti i posti disponibili.
Ma questo è solo il contingente, i precari di oggi devono essere gli ultimi, la scuola per non essere precaria deve aver maggior cura del proprio capitale professionale. Il docente precario deve cedere il passo al docente in formazione, un’attività di formazione selezione che entro 36 mesi porti all’attribuzione del ruolo ma che non si concluda mai perché, così, diventa un motivo etico professionale caratterizzante la funzione.
Questo il fine della proposta di legge: risolvere il problema del precariato attivando in ingresso un percorso formazione in servizio e selezione che coniughi le esigenze formative degli aspiranti docenti con le attività che sono chiamati a svolgere e superi le aberrazioni provocate dell’attuale normativa, regolando l’abilitazione alla professione con il reale fabbisogno delle istituzioni scolastiche.

E invece si sente ancora parlare di concorsi, quei concorsi che oltre ad avere provocato il precariato, hanno mostrato tutti i loro limiti anche nella capacità di selezionare (in casa e come?) i migliori.
A tutti costoro lanciamo la nostra sfida, la nostra sfida per la scuola.