La ministra Azzolina, leggiamo, ha un piano per recuperare i giorni di didattica a distanza: modifica del calendario scolastico e lezioni fino al 30 giugno, e forse oltre. Si ricorda che ad oggi normalmente le lezioni terminano i primi di giugno, intorno al 10, anche se il personale continua a recarsi in istituto fimo al 30 giugno.

Di “idee” Lucia Azzolina ne ha “sparate” tante nel suo dicastero; non abbiamo la portanza ideologica della Ministra e la sua possibilità di vedere con mente, ci scusiamo.

Vivendo la scuola ci piacerebbe “progettare” ed il progetto è un insieme di eventi che trasforma input in output: diciamo la nostra. Partiamo dagli input.

I docenti hanno il compito di curare i propri alunni affinché sine cura, ossia con maggiore sicurezza, possano affrontare il futuro. Con la DAD non si riesce a curare adeguatamente gli alunni e ciò è particolarmente rilevante per quegli alunni che, per età anagrafica o bisogni educativi, hanno bisogno di maggiore cura. Si poteva fare altro oltre che far girare le rotelle di banchi rottama libri? Va bene, dietrologia, andiamo avanti, ora è il tempo di pensare al recupero.

Nonostante i docenti in DAD (a proposito chiediamo ai sindacati firmatari se c’è differenza contrattuale con la DDI!) lavorino almeno il doppio, i risultati di apprendimento non sono soddisfacenti (certo che se “tutti promossi” l’anno scorso, quest’anno “l’anno giusto per un nuovo insegnamento” senza un nuovo insegnante …, va bene, dietrologia, andiamo avanti).

Ma con le competenze in via di acquisizione non si scherza, non possiamo consegnare alunni alle classi successive che non hanno raggiunto adeguati traguardi, non possiamo permettere un nuovo determinismo sociale questa volta da COVID-19.

Che fare? Mettere al lavoro INVALSI, definire per ogni anno del primo ciclo e per il biennio del secondo ciclo test che verificano le competenze acquisite, chiamiamoli pure obiettivi irrinunciabili.

Sulla base dei risultati, organizzare attività didattiche a giugno e luglio e il prossimo anno aprire le classi. Attività di recupero a pagamento, non semplicemente perché i docenti hanno lavorato, e tanto pure, ma perché bisogna smetterla di sminuire la dignità della funzione docente: questo è il modo forse più efficace per colpire la scuola. Poi diamo pure la possibilità ai docenti di utilizzare gli emolumenti per comprare attrezzature didattiche per la scuola, ma paghiamoli per le attività di recupero.