September Morning: DaD e rientro a scuola in sicurezza ….!!!!

A cura della Prof.ssa Maria Serrone, socia dell’A.L.S.

Dal punto di vista del docente…

Si contano i giorni alla fine di questo anno scolastico, siamo oramai in dirittura d’arrivo. I docenti, quasi senza soluzione di continuità hanno continuato a svolgere la loro prestazione professionale in condizioni di contingenza a causa dell’improvvisa emergenza COVID-19. Questi ultimi, oltre a dedicare le ore alla didattica a distanza si sono, auto -formati e anche sobbarcati l’onere del contatto telefonico costante con le famiglie degli alunni poco presenti per avere contezza delle motivazioni e cercando di trovare le soluzioni più disparate per evitare il perdurare delle criticità.

Tutti adesso attendono con ansia i primi giorni di giugno (Presidi, docenti, studenti e famiglie) per porre fine alla bagarre scatenata dalla DAD e dalle video conferenze e dagli impegni scolastici a distanza il tutto generato dall’aver all’improvviso trasformato l’immensa mole di attività che la vita scolastica rappresenta in attività a distanza, mentre forse era necessario riorganizzare il tempo scuola  in modo diverso.  Tutti quanti noi all’improvviso ci siamo ritrovati a lavorare intensamente e a tutte le ore, rovescio della medaglia è che a tutti, comprese le famiglie, ora è chiaro quale mole di lavoro è gestito da docenti e personale ATA sotto la guida dei dirigenti.

Non abbiamo ancora riposto i remi in barca, dobbiamo valutare quali esiti hanno raggiunto gli alunni e portare a conclusioni gli esami di stato del primo e secondo circolo, infatti solo  da poco è stato emanato  il regolamento che disciplina gli esami di stato del secondo ciclo di istruzione: sarà in presenza  e non ci saranno gli scritti. Accontentati gli alunni che volevano un esame in presenza, si lamentano quelli che ritengono non ci siano le condizioni di sicurezza senza dimenticare di dover sostituire alcuni commissari e forse  ci sarà mancanza di Presidenti.

Insomma ogni situazione sembra scontentare qualcun altro, l’anno scolastico  si avvia alla chiusura con il rincorrersi continuo di regolamenti, normative note e circolari, nel frattempo leggiamo sui giornali …“Lezioni ‘miste’ a settembre? E’ una ipotesi di difficile attuazione, per poterle permettere bisognerebbe dotare di banda larga le oltre 42mila scuole presenti sul territorio nazionale e non credo ci sia il tempo necessario. Inoltre, le lezioni in presenza e quelle a distanza richiedono approcci e impostazioni diversi. Per questo, se la situazione epidemiologica non cambierà drasticamente, sarà necessario andare avanti con la didattica a distanza anche per l’avvio del prossimo anno scolastico-.

In questo momento storico legato al Covid-19 è necessario fare chiarezza su questi primi mesi della  DAD, della possibilità della sua permanenza come forma unica o mista di didattica al rientro a Settembre.   La DAD nasce come  uno strumento a supporto della didattica e si avvale della tecnologia digitale; già presente da anni nel panorama scolastico nord europeo, soprattutto in quelle nazioni che da prima hanno dato grande impulso alla didattica digitale attraverso potenziamento della rete, formazione dei docenti, sviluppo di  libri digitali, progettazione di piattaforme utili alla condivisione e utilizzo di device di ultima generazione a scuola e a casa  come corredo ordinario(  e non facoltativo o volontario o casuale ) dell’alunno.

Questa premessa doverosa chiarisce tre aspetti fondamentali: 1) la DAD si basa sulla didattica digitale, il docente ne deve essere padrone e fondamentali sono le attività da assegnare all’alunno (sono assegnate digitalmente, ma possono essere di tipologia diverse; devono esse calibrate e realizzate su misura del gruppo classe o del gruppo alunni o del singolo alunno in vista degli obiettivi da raggiungere). 2) La DAD richiede tecnologia,  strumenti per assegnare, condividere e seguire a distanza le attività assegnate (non sempre invece la realizzazione dell’attività richiede strumenti digitali),  piattaforme da cui attingere materiali, con cui dialogare e condividere le attività. 3) La DAD richiede un impegno diverso del docente nel seguire gli alunni e l’impegno della famiglia in termini di presenza, accompagnamento (non solo impegno economico nel dotare gli alunni degli strumenti idonei.  

Con la DAD la scuola, le attività e le relazioni tra docente e alunni sono state sotto gli occhi dei genitori vigili e ciò ha permesso alle famiglie di capire cosa la scuola faccia per i propri figli, ma anche le sue criticità.

Parliamone chiaramente, la scuola si è trovata di fronte a due grandi problemi: formare docenti ed alunni all’utilizzo di  questi strumenti in corso d’opera  e gestire gli stessi con device di diverso tipo. Difatti  solo circa il 30 % delle famiglie dispone di Pc fisso a casa, il resto della popolazione ha comprato dei tablet  in totale autonomia, altri ne hanno ricevuti alcuni in comodato d’uso, ma la stragrande maggioranza degli alunni dispone solo del suo cellulare, spesso non adeguato a supportare app utili alla didattica, dotato di connessione dati fornita da gestori diversi, il cui servizio risultava differente, nonostante le estensioni dei giga erogati, problema di non poco conto.

Questa attenta disamine era doverosa per far capire a tutti il nodo fondamentale della questione:

1) il ritardo con cui la scuola italiana arriva alla didattica digitale,

2) non tutti gli alunni hanno ricevuto gli stessi input, gli alunni più deboli si sono persi (stranamente, visto che la DAD nasce come supporto e aiuto a distanza anche quando non si è in presenza ). Molti di questi alunni (BES, DSA ) purtroppo  hanno anche dovuto abbandonare per dare supporto a famiglie in difficoltà per Il covid -19 .

Alla luce di queste considerazioni emerge chiaramente che la DAD, unico strumento in un momento così critico, ci ha permesso di fare scuola, aldilà di quello che saranno i risultati e i tanti altri documenti che andremo a compilare, tra i quali il PAI  il PIA, che gettano i riflettori su un altro annoso e controverso capitolo della scuola italiana: “La valutazione”.

Infatti, aldilà degli slogan “tutti promossi”, si dovrà rendicontare quanto non si è riusciti a fare e quali nodi fondanti gli alunni dovranno recuperare nel prossimo anno scolastico.

A questo punto nasce spontanea la domanda: come sarà il rientro?

Gli organi ufficiali in questi giorni si affannano a emanare note e chiarimenti che alcune volte appaiono più confusi degli slogan che li precedono, anche in questo caso forse servirebbe partire da quelle che sono le situazioni e gli spazi oggettivi  che esistono nelle nostre scuole, in molte classi non ci sono gli spazi richiesti per il mitico distanziamento  e si dovrebbe organizzare un regolamento specifico in ogni istituto che tenga conto di spazi e di personale. In ogni scuola è già presente un RSPP (Come stabilito dal D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro), questa figura insieme al dirigente dovrà occuparsi del piano di rientro.

Al momento il Ministero non ha dato informazioni in merito, ma è necessario che lo faccia in tempi brevi per dare l’opportunità agli addetti ai lavori e alle famiglie di recepire i nuovi regolamenti e organizzare al meglio il rientro, la vita e la frequenza scolastica.

Pensare di rimettere in marcia quell’esercito a settembre non sarà facile, soprattutto di fronte alle indecisioni della task force del Ministero, il distanziamento sarà pressoché impossibile da mettere in atto in classe, nei corridoi e nei cortili, soprattutto per i bambini della scuola dell’infanzia e per gli alunni delle scuole del primo ciclo.

Si dovrà continuare con la DAD? Se quest’ultima in questi mesi di emergenza, pur con buona disponibilità e intelligenza, è stata improvvisata con sufficiente o buon successo, a Settembre, nella previsione di una ritardata apertura delle attività in presenza, dovrà diventare uno strumento strutturato e una metodologia di impiego efficiente, facendo tesoro di quanto realizzato fin ora.

Non sarà più una soluzione di emergenza da adottare per qualche settimana.“In sintesi l’obbligatorietà della didattica a distanza come modalità per garantire agli studenti il diritto all’istruzione in tempo di emergenza non è altro che il riconoscimento di un processo avviatosi spontaneamente che rilancia per il futuro non solo il tema della formazione dei docenti nelle competenze informatiche, ma la necessità di sviluppare modelli di insegnamento/apprendimento innovativi e all’altezza della sfida formativa del XXI secolo”.

Quanto fatto fin ora, se da una parte mette in luce la presenza di un corpo docente che ha comunque accettato la sfida e si è messa in gioco, dall’altra richiama l’attenzione degli organi competenti e della politica del nostro Paese ad una rivisitazione degli spazi di lavoro, del tempo scuola e degli strumenti utilizzati, senza dei quali la vita scolastica a settembre rischierebbe di implodere.

Infatti, non possiamo solo disciplinare la distanza tra i banchi, i percorsi differenziati, gli  ingressi e le uscite scaglionate, la misurazione della febbre o l’uso (discutibile!) di mascherine, la responsabilità dei dirigenti, già preoccupati dei mille contenziosi. Piuttosto, è necessario  realizzare le migliori condizioni psico fisiche per migliaia di alunni, che oggi pagano inconsapevoli per le scelte fatte da noi adulti.

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