Didattica a distanza ed esami di Stato alla luce del Decreto legge n. 22/2020

A cura dell’ Avv. Gianluigi Giannuzzi Cardone – socio fondatore dell’A.L.S.

A seguito dell’emergenza sanitaria da COVID-19, i provvedimenti normativi d’urgenza adottati a partire dal 23 febbraio che hanno avuto impatto sul settore scolastico sono stati: il D.L. 6/2020, il D.L. 9/2020, il D.L. 18/2020, il D.L. 19/2020, ed infine il D.L. 22/2020.

Come ormai noto, la decisione principale adottata al fine di contenere il contagio è stata la sospensione delle attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado, da cui è conseguita l’esigenza di ridefinire l’organizzazione delle attività, soprattutto mediante modalità di didattica a distanza.

Questo breve approfondimento riguarda i due aspetti cardine della disciplina speciale in ambito scolastico da ultimo contenuti nel D.L. 22/2020: la didattica a distanza, ed il sistema di valutazione.

A partire dai DD.LL. 6/2020 e 19/2020, ed in particolare in ciascun conseguente provvedimento attuativo,[1] è stato previsto l’obbligo per i dirigenti scolastici di attivare, per la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, sistemi di didattica a distanza, che tenessero conto anche delle specifiche esigenze degli studenti con disabilità. 

Il fulcro normativo della didattica a distanza è certamente costituito dall’articolo 120 del D.L. 18/2020 che ha incrementato, nell’anno 2020, le risorse destinate all’innovazione digitale e alla didattica laboratoriale, per l’acquisto di piattaforme e strumenti digitali da parte delle scuole statali e per la messa a disposizione di dispositivi digitali individuali in comodato d’uso per gli studenti meno abbienti, nonché per la formazione del personale. 

Analogo sistema di finanziamento è stato previsto anche in favore delle scuole paritarie. 

Allo scopo di rendere concreta la messa a punto e la fruizione degli strumenti informatici, la medesima norma ha autorizzato le scuole del primo ciclo a sottoscrivere contratti, sino al termine delle attività didattiche, con assistenti tecnici, nel limite complessivo di 1.000 unità, solo per l’anno scolastico 2019-2020.

Come nota a margine si appunta che il D.M. 187/2020, non ha indicato il contingente di assistenti tecnici distribuendoli tra le scuole, come ordinariamente previsto, ma lo ha attribuito ai singoli Uffici scolastici regionali in base al numero di studenti.

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Anche il sistema di valutazione degli apprendimenti è stato oggetto di norme del tutto straordinarie e quindi peculiari.

Già il D.L. 18/2020, all’articolo 87, comma 3-ter, aveva attribuito alla valutazione, periodica e finale, in esito alla straordinaria attività didattica svolta quest’anno, gli stessi effetti di quella ordinaria (prevista dal d.lgs. 62/2017, per le scuole del primo ciclo, e dal D.P.R. 122/2009, per la scuola secondaria di secondo grado) 

Con il D.L. 22/2020, il Legislatore è tornato a regolare più nel dettaglio il tema della valutazione dell’apprendimento, coinvolgendo gli ulteriori molteplici aspetti che sono oggetto di singole disposizioni: la valutazione finale degli studenti per tutti gli ordini e gradi di scuola, l’ammissione degli studenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado alla classe successiva, l’eventuale integrazione e recupero degli apprendimenti dei medesimi studenti, e lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione.

Il provvedimento demanda al Ministero dell’Istruzione il compito di adottare specifiche misure nel dettaglio; è quindi questo il motivo, per cui, nonostante la tempestiva decretazione d’urgemza, in questi giorni gli addetti ai lavori attendono, con ansia e perplessità[2], le decisioni del Ministro dell’Istruzione a riguardo delle effettive modalità di esecuzione degli esami di Stato.

Si deve notare come, benché la norma faccia riferimento generico alla “valutazione”, il contenuto effettivo non contenga disposizioni applicabili alla “valutazione” in corso d’anno, ma riguardi solo la “valutazione finale”, lasciando, allo stato – ed ormai definitivamente – una vasta lacuna normativa, per la quale, già da tempo, si registrano critiche e perplessità da parte di molti docenti e dirigenti scolastici.

Valutazione finale e ammissione degli studenti alla classe successiva 

Nel caso, ad oggi molto probabile, in cui le attività didattiche non riprendano entro il 18 maggio 2020, il provvedimento demanda al Ministero dell’Istruzione di disciplinare mediante ordinanze, le modalità, anche telematiche, di valutazione finale degli studenti, comprese quelle per lo svolgimento dello scrutinio finale. 

In tal caso il Ministero potrà procedere in deroga a quanto disposto all’art. 2 del d.lgs. 62/2017 per il primo ciclo, e all’art. 4 del DPR 122/2009 per il secondo ciclo, rinunciando in particolare all’ampia collegialità prevista in sede di valutazione periodica e finale degli alunni.

Il Ministero dell’Istruzione potrà disciplinare con proprie ordinanze anche i requisiti per l’ammissione alla classe successiva degli studenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado, che dovrà avvenire tenendo conto del processo formativo e dei risultati di apprendimento conseguiti sulla base del programma svolto; potrà essere disposto anche il recupero degli apprendimenti nel successivo a.s. 

Anche in questo caso il Ministero ha possibilità di adottare provvedimenti in deroga ad alcune norme altrimenti basilari; in particolare, per la scuola secondaria di primo grado, si potrà derogare alle disposizioni in tema di frequenza minima necessaria e non ammissione in caso di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento (art. 5, co. 1, e art. 6, d.lgs. 62/2017), e, per la scuola secondaria di secondo grado, alle disposizioni riguardanti la votazione minima necessaria e la possibile sospensione, in sede di scrutinio finale, del giudizio per gli studenti che non abbiano conseguito la medesima votazione (art. 4, co. 5 e 6, DPR 122/2009). 

È da notare come, a riguardo della scuola secondaria di secondo grado, non si faccia riferimento – come invece nel caso della scuola secondaria di primo grado – alla deroga rispetto alle disposizioni riguardanti la frequenza minima necessaria, prevista, invece, per l’ammissione all’esame di Stato.

Ammissione agli esami di Stato conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione 

Solo per quest’anno scolastico, si prescinderà dal possesso del requisito relativo alla partecipazione alle prove INVALSI e allo svolgimento dei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (art. 7, co. 4, art. 13, co. 2, lett. b) c), d.lgs. 62/2017). 

Inoltre, in ragione del parziale svolgimento dell’anno scolastico, per la scuola secondaria di secondo grado, nello scrutinio finale per l’ammissione all’esame di Stato si terrà conto del processo formativo e dei risultati di apprendimento conseguiti sulla base della programmazione effettivamente svolta. 

Commissioni per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e secondo ciclo di istruzione

Sempre in deroga a norme generali, in questo caso all’art. 16, co. 4, del d.lgs. 62/2017, il Ministero dell’Istruzione è chiamato dal Legislatore a disciplinare con proprie ordinanze le modalità di costituzione e di nomina delle commissioni per l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo, stabilendo una composizione delle commissioni che preveda la presenza di soli commissari appartenenti all’istituzione scolastica sede di esame, presiedute da un soggetto esterno.

Non sono previste, invece, novità per le modalità di costituzione e di nomina delle commissioni per l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo in quanto la normativa generale già considera la presenza di una commissione d’esame composta dai docenti del consiglio di classe, oltre al dirigente scolastico. 

Svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e secondo ciclo di istruzione

La regolamentazione dello svolgimento degli esami di Stati è soggetta anch’essa a deroghe specifiche. 

Con riferimento agli esami di Stato conclusivi del primo ciclo di istruzione,il Ministero, in deroga all’art. 8 del d.lgs. 62/2017, può infatti prevedere che, ove l’attività didattica in presenza non riprenda entro il 18 maggio 2020 ovvero, per ragioni sanitarie, non sia consentito lo svolgimento di esami in presenza, il tradizionale esame sia sostituito con una valutazione finale da parte del consiglio di classe, che tenga conto di un elaborato del candidato; è demandato a futuri provvedimenti ministeriali la definizione delle modalità e dei criteri per l’attribuzione del voto finale. 

Analogamente, lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzionesarà regolamentato da ordinanze ministeriali che, in deroga agli artt. 17 e 18 del d.lgs. 62/2017, ove l’attività didattica in presenza non riprenda entro il 18 maggio 2020 ovvero, per ragioni sanitarie, non sia consentito lo svolgimento di esami in presenza, prevedano un esame composto da un unico colloquio, anche per via telematica, e quindi abolendo le tradizionali prove scritte. 

Anche in questo caso, la valutazione sarà effettuata tenendo conto del processo formativo e dei risultati di apprendimento conseguiti sulla base della programmazione effettivamente svolta. 

Infine, le ordinanze ministeriali disciplineranno anche la revisione dei criteri di attribuzione dell’eccellenza e del relativo premio, anche in deroga all’art. 2 del d.lgs. 262/2007, al fine di tutelare la piena valorizzazione dell’eccellenza.


[1] In particolare, i DD.P.C.M. 25 febbraio 2020, 1° marzo 2020, 4 marzo 2020, 8 marzo 2020 e 10 aprile 2020;

[2] V. S. Costa, Maturità “in presenza” doppi turni da settembre: caos e dubbi dei presidi, Lecce, 2020, in Nuovo Quotidiano di Puglia, 29 aprile 2020, pag. 14.

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